Veduta di Genova nel 1481, dipinto di Cristoforo Grassi
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Donde van, unn’atra Zena ghe fan

Ovunque vanno, fanno un’altra Genova

Il primo grande poeta genovese descrive la diaspora – settecento anni fa.

A cavallo fra Due e Trecento un rimatore di cui non conosciamo il nome – l’Anonimo Genovese – riempie un canzoniere di versi in volgare genovese: poesie morali e religiose, quadri di vita cittadina, celebrazioni delle vittorie navali della Superba.

Ed è sua la fotografia più precoce della vocazione genovese al mondo: «e tanti sun li zenoexi, / e per lo mondo sì destexi, / che und’eli van o stan, / un’atra zenoa ge fan» – tanti sono i genovesi, e così sparsi per il mondo, che ovunque vadano o stiano fanno un’altra Genova. Settecento anni prima dei quartieri liguri di Buenos Aires e Gibilterra, la diaspora era già stata scritta in versi.

Bibliografia

  1. Fiorenzo Toso, La letteratura ligure in genovese e nei dialetti locali. Profilo storico e antologia, vol. I, Le origini e il Duecento, Le Mani, Recco 2009, pp. 116–129, in part. p. 128.
  2. Anonimo Genovese, Rime e ritmi latini, edizione critica a cura di Jean Nicolas, Commissione per i testi di lingua, Bologna 1994.
  3. Fiorenzo Toso, «Il genovese: un profilo storico», in Fiorenzo Toso e Giustina Olgiati (a cura di), Il genovese. Storia di una lingua, Sagep, Genova 2017, p. 17.
  4. Alessandro Guasoni, «L’Anonimo genovese (XIII sec.)», in Antologia da lettiatua ligure, Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure, 2024–.

Immagine: Cristofaro Grasso, Wikimedia Commons · Public domain (PD-Art)